Il Buddhismo

 Cenni d’introduzione al BUDDHISMO

(I parte)

di AtlantisMaat

Vi è un paese che da solo è grande un terzo dell’Europa intera, laddove grandi civiltà e magnifici imperi hanno lasciato la loro influenza e forse pochi sanno che ad esso noi dobbiamo alcune delle maggiori conoscenze fatte dall’UOMO. Esso aveva raggiunto un alto grado di civiltà quando ancora noi si vestiva di sole pelli d’animali e si abitava in misere capanne … loro invece già vivevano in palazzi meravigliosi … da Mille e una Notte.

Questo paese si chiama … INDIA.

Ad esso infatti dobbiamo la prima idea dell’atomo, varie nozioni astronomiche, l’algebra, l’aritmetica e soprattutto la mirabolante scoperta della cifra che rappresenta il tutto ed il niente, anticamente chiamata Zefir ed oggi universalmente conosciuta come lo Zero.

Provengono dall’India anche le prime “nozioni speculative” che servirono poi di base alla filosofia Greca ed Ellenistica, e da li proviene anche il primo trattato conosciuto sulla Musica, scritto nientepopodimenoché intorno al IV secolo a. C..

Alcune delle idee filosofiche e religiose che vi si sono sviluppate sono oggi in totale contrasto con quelle della ns. cultura occidentale, in quanto quest’ultima ha saputo creare soltanto civiltà il cui scopo principale era basato sul benessere materiale.

Se oggi l’uomo volesse liberarsi dalle sue preoccupazioni materiali e cercare un luogo al mondo ove più che il successo conti la serenità ed ove lo spirito di un individuo è ancora considerato la sua parte migliore …. è all’India che dovrebbe pensare, poiché oltre la metà del suo popolo, che tutta è pari ad un quarto di quella mondiale, vive ancora serenamente in modo molto simile a quello in cui viveva oltre 3.000 anni fa.

In questo paese così ricco di contraddizioni, nel parco di Lumbini, intorno all’anno 558 a. C. ad un uomo chiamato Suddhodana (che era un rajà e capo del clan guerriero dei Sakya) sposato con Maya (illusione), nacque un figlio a cui fu dato il nome di Siddhartha (ovvero: colui che ha raggiunto lo scopo) Gautama (dal patronimico di appartenenza alla stirpe brahmanica di Gotama).

Questo suo figlio sarebbe in seguito diventato il Buddha, ovvero il risvegliato – l’illuminato.

Alcune fonti citano altri due appellativi che gli vennero dati in seguito e con i quali è ancor oggi conosciuto.

Il primo è quello di Sakyamuni (ovvero … asceta dei Sakya, in onore al suo clan di appartenenza), il secondo è quello di Jina (ovvero … il Vittorioso).

La certezza storica della sua nascita è data da una serie di colonne fatte erigere dall’imperatore Asoka nel 244 a. C., in quanto su una di esse ancora oggi si legge questa iscrizione:

Il re amico degli dei è venuto personalmente a rendere omaggio perché è qui che è nato il Buddha.

Per il fatto che il Beato qui ha avuto i suoi natali, il villaggio di Lumbini è stato esentato dalle tasse.

Dopo la nascita il bambino fu portato al tempio laddove gli vennero riscontrati i 32 segni fisici fondamentali (Laksana) e gli 80 segni secondari. Da questi segni il saggio Asita profetizzò per il piccolo nato un destino straordinario e come sempre duale, ovvero con due possibilità.

La prima diceva che, perdurando egli nella sua presenza dentro al palazzo paterno, sarebbe diventato un Cakravartin, ovvero un sovrano universale; la seconda diceva invece che, se avesse rinunciato a tutto ciò, egli sarebbe diventato un grande “asceta”. Il di lui padre, udita che ebbe la profezia, fece edificare alte mura intorno a dei bellissimi palazzi circondati da giardini immensi, e ve lo confinò. In quella gabbia dorata egli crebbe, studiò ogni tipo di nozione, imparò a combattere, si sposò, ebbe un figlio a cui dette il nome di Rahula, e tutto ciò sempre vivendo in un dorato isolamento e lontano da quella che era la “vita reale”, sino a che un giorno, aveva egli allora 29 anni, mentre sul suo carro dorato ed accompagnato come sempre dal suo fido scudiero si stava recando al palazzo del padre per i festeggiamenti tenuti a corte per la nascita di suo figlio, decise di cambiare il solito cammino e sulla strada incontrò dapprima un vecchio trasandato ed infermo … e la sofferenza che era negli occhi di quell’uomo, quando egli ne incrociò lo sguardo, lo impressionò moltissimo, poiché sino ad allora non aveva visto intorno a se altro che occhi dallo sguardo spensierato e felice. Chiese allora al suo scudiero: come mai quell’uomo ha tutti i capelli bianchi ed arranca tutto curvo e con sofferenza reggendosi ad un bastone? – e lo scudiero gli disse: questa è la vita o mio signore, gli anni passano, il corpo si indebolisce e le gambe che soffrono non reggono più come una volta …

Poco oltre incontrò un malato che, steso sul suo tatami, si lamentava a gran voce a causa dei suoi acciacchi. Chiese al suo scudiero cosa avesse quell’uomo da lamentarsi tanto e questi gli disse: questa è la malattia o mio signore, essa, quando ghermisce, fa molto soffrire.

Lungo la strada incontrarono un funerale, cosa questa che lo colpì molto in quanto vide che tutti i parenti avevano il volto sconvolto e rigato dalle lacrime e dalla disperazione. Domandò nuovamente lumi allo scudiero e questi gli disse: questa è la morte o mio signore. Alla fine della vita essa arriva e causa molto dolore e sofferenza in chi resta.

Poco oltre egli incontrò un asceta che pur essendo vestito di soli stracci, procedeva felice e col volto sereno. Non ebbe più bisogno di domandare nulla al fido scudiero, in quanto quella vista gli aveva fatto capire che quella, da allora, sarebbe stata la Via di vita che lui avrebbe seguito. Giunto a palazzo si accomiatò dal padre e dalla moglie, baciò il figlio ancor dormiente e, dopo essersi tagliati i lunghi capelli con la sua spada ed averne fatto dono al suo scudiero, scambiò le sue ricche vesti con quelle di un povero e s’incamminò da solo e a piedi verso Sud. Egli fu dapprima discepolo del nobile Alara Kalama che gli insegnò la Meditazione, divenne poi discepolo del Maestro Uddaka Ramaputra che gli insegnò come raggiungere il più alto grado di Concentrazione, ed infine, unitosi a 5 compagni, peregrinò a lungo per le strade dell’India vivendo di elemosina.

Passato che fu del tempo, Siddhartha si rese conto dell’inutilità delle privazioni alle quali sia lui che i suoi compagni si sottoponevano quotidianamente, poiché gli sembrarono essere pretenziose quanto la sete di potere, e si dedicò alla “Via di mezzo”eliminando da quel momento in poi dalla sua vita ogni estremismo.

Il giorno del suo 35° compleanno decise di prendere un bagno, pertanto si recò al fiume e vi si immerse ; per quel gesto fu abbandonato dai suoi 5 compagni che in seguito a ciò pensarono che Lui avesse deciso di rinunciare per sempre all’ascetismo. Finito il suo bagno nelle acque del fiume ed ormai solo, si diresse verso Bodh Gaya. Ivi giunto si costruì un giaciglio d’erba sotto un grosso albero di asvattha (un fico) e dopo aver girato per ben sette volte intorno al tronco si sedette sul suo giaciglio d’erba, spinse la lingua contro il suo palato, mise la sua mano destra a contatto con il terreno ed entrò in Meditazione profonda.

Mara ed altre divinità terrifiche cercarono di distoglierlo dalla sua Meditazione, ma egli resistette, e dopo aver visto passare davanti ai suoi occhi tutte le sue vite passate, nel corso della notte sviluppò il suo “occhio divino” davanti al quale vide incessantemente passare miriadi di esseri umani e non, e vide le loro vite, alcune brevi e difficili altre lunghe e felici, e si passava da una vita all’altra incessantemente, sino a che Gautama capì di aver vinto ogni passione e di essere alfine giunto a poter controllare i suoi desideri. Vide allora chiaramente la “reale” natura di tutte le cose e divenne il Buddha, il Risvegliato … L’illuminato.

Quando alla fine uscì dalla sua Meditazione, provò come la sensazione di essersi risvegliato da un brutto sogno e capì che la conoscenza altro non era se non modi errati di consapevolezza che si ripetevano dal passato, costringendo l’uomo, per mezzo dei desideri, a rimanere legato alla ruota di continue rinascite.

Lui, tramite la Buddità, aveva finalmente raggiunto la totale libertà da quello stato.

Come era usanza per i regnanti di allora, di permanere per sette giorni nel luogo laddove essi erano stati incoronati, anche Egli ristette per altri sette giorni ancora in quella asàna (posizione) sotto all’albero della sua Bodhy (illuminazione).

Egli, dopo ciò, trascorse altre sei settimane di completa beatitudine meditando sul cosmo, mentre Mara, dio della sensualità, nel tentativo di riguadagnarlo ai piaceri terreni gli inviò le sue tre bellissime figlie per tentarlo, ma agli occhi ormai puri del Buddha esse gli apparvero come mostri orrendi, e mentre egli godeva dello stato ormai raggiunto era però ancora incerto se divulgare o meno questa sua Verità anche agli esseri umani. Eventi prodigiosi avvengono nel frattempo attorno a quel luogo e si passa dall’inverno all’estate in un sol attimo, mentre Mara compie un ultimo tentativo alleandosi al re del mondo sotterraneo e cercando col suo aiuto di limitare il danno del Risveglio ad un sol uomo, facendogli intravedere le mille difficoltà alle quali Egli sarebbe andato incontro nel tentativo di divulgare le sue verità acquisite alla moltitudine degli uomini resi ancora ciechi dall’ignoranza, dal sospetto e dall’odio. Il pericolo temuto da Mara è quello di vedere nell’illuminazione raggiunta dal Buddha la propria sconfitta, in quanto la divulgazione di questa Sua acquisita verità agli esseri umani potrebbe significare la salvezza per loro che verrebbero così ad essere sottratti al loro ciclo del “samsara”, ovvero al ciclo delle loro continue rinascite e conseguenti mortalità. Ciò che fece propendere il Buddha per la divulgazione delle sue verità acquisite, fu l’aver compreso che l’estremo tentativo compiuto da Mara era teso a far si che solo lui potesse accedere al Nirvana. Il Buddha superò quest’ultima prova grazie all’aiuto della sua Compassione verso gli esseri umani, e la leggenda narra che, toccata con la mano destra ancora una volta la Terra, questa sia venuta in suo aiuto aiutandolo a sconfiggere definitivamente sia Mara che tutta la sua coorte di demoni.

Dopo questa vittoria il Buddha si dedica per tutta la sua vita alla sua opera di convincimento di quanti vogliono prestargli orecchio.

Il Buddha compie nel suo primo periodo tutta una lunga serie di miracoli, e ciò fa si che molti siano i seguaci che vanno ad ingrossare le sue fila, mentre molti sono coloro che, avendone le possibilità, fanno cospicue donazioni con le quali vengono creati i primi monasteri ove i suoi seguaci possono finalmente svernare all’asciutto durante il periodo delle grandi piogge.

 

Egli non volle mai essere adorato come una divinità né disse mai di essere un Dio o figlio di un Dio.

 

 

Il Buddhismoultima modifica: 2008-10-24T00:45:00+02:00da literary
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