Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

(III Parte)

di comucurrucamoto

…… Durante il suo soggiorno romano divenne amico di Francesco Capuana che lo introdusse nei salotti intellettuali della Roma letteraria di quegli anni, cosa questa che gli procurò molte amicizie sia in ambito giornalistico che nel mondo del teatro.

Ebbe però un diverbio insanabile con il rettore di quell’Ateneo, in seguito al quale prese la decisione di trasferirsi a Bonn per la continuazione dei suoi studi e dove alla fine si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata Girgentina dal titolo:

“Voce e sviluppi di suoni nel dialetto di Girgenti”.

Nel 1892 si trasferì nuovamente a Roma ove visse agiatamente grazie agli assegni che il padre gli inviava.

Nel 1984, dopo avere interrotto il fidanzamento con una sua cugina, si sposò (pare per matrimonio combinato) con Maria Antonietta Portulano, figlia di un socio in affari del padre, cosa questa che lo portò a disporre di una discreta dote che lui investì quasi per intero nella miniera del padre.

Con i ricavati di questa operazione, divenuto egli persona agiata, si trasferì con la moglie a vivere nuovamente a Roma dove, nel 1895, nasceva il suo primo figlio Stefano (nemmeno lui era sfuggito alla tradizione di dare il nome del nonno al primo figlio), al quale seguirono poi Rosalia nel 1897 e  Fausto nel 1899.

Questo periodo romano è caratterizzato da un fitto intreccio di amicizie con i detentori dell’intellighenzia dell’epoca, ma vede anche l’insorgere nella moglie dei suoi primi disagi mentali che sfociano spesso in delle tremende crisi di gelosia che renderanno la loro unione un inferno e che sfoceranno ben presto in pazzia pura allorquando, nel 1903, a causa di un allagamento che fece franare la miniera di zolfo nella quale sia lui che il padre avevano investito tutti i loro averi, essi vennero ridotti sul lastrico.

Gli anni di tremende crisi vissute nell’accudire la moglie che purtroppo vedeva sprofondare sempre più nel baratro della pazzia, lo portano ad approfondire la psicanalisi di Sigmund Freud e gli fanno intraprendere anche degli studi sui meccanismi della Mente umana, studi che gli si riveleranno utili in seguito, allorquando, grazie ad essi, sarà in grado di descrivere in maniera più che perfetta i personaggi delle sue opere, destinati a regalargli benessere, fama ed immortalità.

E’ del 1904 il suo romanzo, Il fu Mattia Pascal.

Questa sua “opera” lo consacra al successo del pubblico mondiale, in quanto essa  viene presto tradotta in molte lingue; ma per avere la reale consacrazione del successo anche da parte dei critici, i quali non erano stati in grado di cogliere il suo “nuovo modo” di scrivere che era sicuramente di rottura rispetto al filone seguito da tutti i romanzieri dell’epoca, dovette attendere sino al 1922, dove egli, grazie alle sue opere teatrali, si consacrò al mondo intero come “il più grande drammaturgo dell’epoca”.

In quegli anni tristi egli, per mantenersi decorosamente, si dedica all’insegnamento avendo ottenuto  la cattedra di Stilistica presso l’istituto superiore di Magistero femminile, ed arrotonda altresì il suo stipendio impartendo lezioni private di italiano e tedesco, lingua che lui ben aveva appreso durante il suo soggiorno a Bonn.

Nel 1909 Inizia anche a collaborare con il Corriere della sera sul quale pubblica le sue Novelle e nei ritagli di tempo libero continua a scrivere i suoi testi.

Il 1915 è un brutto anno per la famiglia Pirandello. Esso vede lo scoppio della guerra e l’imprigionamento di suo figlio Stefano da parte degli austriaci, il quale, alla fine della guerra, tornerà  a casa malconcio in seguito ad una ferita mal curata.

Nel frattempo, ed in seguito anche a ciò, le condizioni di Maria Antonietta, sua moglie, divengono sempre più gravi ed insostenibili sicché egli, nel 1919, pur se con gran tristezza, è costretto a doverla fare ricoverare in un ospedale psichiatrico dal quale la poverina non uscirà mai più.

Per scacciare sia i pensieri che il dolore causatogli da questo triste evento, egli si dedicò, negli anni successivi alla guerra, ad una attività frenetica che lo tenne occupato giorno e notte, ciò grazie anche al fatto che la sua insonnia lo faceva dormire solo tre ore per notte, ed egli, alle prime luci dell’alba si alzava pertanto dal suo letto e si metteva a lavorare alla sua scrivania dove era capace di stare ore ed ore senza sollevare mai il capo.

In quegli anni egli si dedicò quasi esclusivamente al teatro, creando le sue maggiori opere che sono: Sei personaggi in cerca d’autore, Enrico IV, All’uscita, L’imbecille, Vestire gli ignudi, L’uomo dal fiore in bocca, La vita che ti diedi, L’altro figlio, Ciascuno a modo suo.

Nel 1925 crea una sua compagnia teatrale che chiamò col pretenzioso nome di: Compagnia del Teatro d’arte.

Di questa compagnia, oltre a suo figlio Stefano, facevano parte i maggiori attori dell’epoca; la Marta Abba, alla quale in seguito fu anche legato da affettuosa amicizia, e Ruggero Ruggeri sono alcuni tra i nomi più prestigiosi..

Con questa compagnia egli viaggiò per tutto il mondo, valicando l’oceano sino ad arrivare in America ove fu osannato a Broadway e consacrandosi, nell’arco di un decennio, quale miglior drammaturgo del mondo, arrivando a conseguire nel 1929 il titolo di Accademico d’Italia e successivamente nel 34, la più alta ed ambita delle onorificenze, consistente nel “Nobel” per la letteratura.

continua…..

Luigi Pirandelloultima modifica: 2008-12-25T02:15:00+01:00da literary
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