Le origini della civiltà occidentale:

 PLATONE

 

di AtlantisLonely

 

Nel secolo IV a.C. Atene, benché avesse ormai perduto la supremazia politica, conservava ancora il ruolo di centro intellettuale della Grecia e la scena culturale era dominata dalla dottrina filosofica di Platone, che contiene gli sviluppi più significativi del pensiero socratico. Nato ad Atene, da famiglia aristocratica, nel 427 a.C., e morto a ottant’anni nel 347 a.C., Platone visse in uno dei momenti più drammatici della vita politica ateniese, quando la città aveva perduto il prestigio e l’egemonia politica e culturale del secolo precedente. Platone, discepolo di Socrate,che già aveva pagato con la condanna a morte la propria opposizione ai costumi del tempo, cercò in ogni modo di risollevare il mondo che lo circondava dal decadimento: indicò la via filosofica e la via politica per innalzarsi sopra la crisi. Allontanatosi da Atene dopo la morte di Socrate (399 a.C.), si recò prima a Megara e poi nell’Italia meridionale, fermandosi soprattutto a Taranto e a Siracusa. Tornato ad Atene, vi fondò nel 387 a.C. la propria scuola di filosofia, l’Accademia (dal nome dei giardini poco distanti, dedicati all’eroe Academo). Nel 367 a.C. ritornò a Siracusa per educare alla filosofia il nuovo sovrano, Dionigi 11, ma il tentativo ebbe scarso successo;  nel 361 a.C. fece un terzo e ultimo viaggio a Siracusa; morirà ad Atene, mentre la città si trovava in guerra contro Filippo il Macedone.

Le opere di Platone sono costituite da 34 dialoghi e 13 lettere (ma non tutti gli scritti sono considerati autentici). Platone rifiutò come falsa la forma del trattato e preferì sempre la forma drammatica del dialogo, perché era convinto che la verità si potesse rintracciare soltanto attraverso il confronto delle opinioni e l’interrogazione. Laddove voleva accedere ai misteri più profondi della realtà, Platone

si servì della forma della narrazione fantastica e mitica, dato che non potevano, a suo modo di vedere, essere espressi in modo logico e rigoroso. Egli è l’iniziatore di una delle correnti maestre del pensiero occidentale, quella che rifiuta come principio di verità la realtà sensibile e la considera una copia, una deformazione di una realtà superiore, ideale, perfetta, la realtà del mondo dei modelli intellettuali o “idee” delle cose sensibili, modelli che hanno un carattere di universalità e oggettività. Per Platone “idea” ha un significato diverso da quello che poi assumerà nel corso successivo della filosofia e che tuttora conserva. “Idea” non è una rappresentazione, un pensiero, comunque un contenuto della mente, ma è un’entità oggettiva, esistente indipendentemente dal fatto di essere pensata, qualcosa di assolutamente reale, possibile oggetto di una visione intellettuale. Sostenendo questo punto di vista “idealistico”, Platone portava a compimento le esigenze della filosofia di Socrate,tesa alla ricerca della verità attraverso il dialogo, cioè attraverso un’esplorazione interiore dell’uomo; convinto di arrivare alla fine della strada che Socrate aveva cominciato a percorrere, superando il dubbio e conducendo la conoscenza e la vita dell’uomo a una vera e propria scienza. Nei dialoghi giovanili, nei quali Socrate compare come protagonista, Platone preparò il terreno alla sua visione della realtà, conducendo un’aspra e radicale polemica contro le false conoscenze in cui ci si imbatte quando si inizia a percorrere il cammino della ricerca della virtù. Poi, si pose per una strada propria che superava i limiti del pensiero di Socrate: affermando che l’uomo possiede la verità, Platone sosteneva che l’uomo ha in sé la scienza come ricordo di una vita precedente.

L’anima è immortale e prima di calarsi nel corpo dell’uomo ha vissuto in un mondo superiore (l’iperuranio) dove si trovano le essenze (le idee) di tutte le cose. Lì l’anima ha conosciuto la verità, di cui, poi,scendendo nel mondo terreno, ha mantenuto soltanto uno scarso ricordo. Nel famoso “mito della caverna” Platone ci illustra metaforicamente la condizione dell’uomo e il suo rapporto con la verità. Gli uomini sono come schiavi incatenati nel fondo di una caverna; essi scorgono sulla parete delle immagini, ombre delle cose originate da una luce che non possono voltarsi a guardare. Se essi potessero sciogliersi dalle catene si accorgerebbero che le cose che vedono sono dei semplici simulacri e,infine, usciti all’aperto resterebbero abbagliati dalla grande luce. Le essenze ideali hanno una propria gerarchia e una struttura complessa di rapporti reciproci: esse si dispongono secondo un ordine di perfezione e di importanza, sino all’idea più alta e perfetta che è l’idea del bene, cui si deve ricondurre la filosofia e tutte le attività intellettuali e pratiche dell’uomo.

Platone non mancherà di disegnare il suo ideale politico; anzi l’ideale del bene ha nella mente di Platone un immediato significato politico: il bene individuale si realizza completamente nel bene dello Stato, cioè nella perfetta organizzazione razionale di esso. I lavoratori hanno lo specifico compito di mantenere lo Stato, i guerrieri di difenderlo, i filosofi di governarlo. Indubbiamente l’ideale di uno Stato retto da filosofi aveva molto poco in comune con la realtà ateniese di quell’epoca e mai, in seguito, si sarebbe realizzato. Platone, comunque, vi credette fermamente e cercò anche di arrivare a un risultato politico concreto, se pure senza conseguire alcun esito positivo.

Le origini della civiltà occidentale:ultima modifica: 2009-07-30T04:30:00+02:00da literary
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