Star bene per vivere meglio

Benedetta memoria

 di AtlantisLonely

 

Nessuno più di uno studente che si accinge a sostenere gli esami di maturità può comprendere quanto possa far comodo la memoria. Molti fra coloro che non ne hanno una particolarmente solida guardano con invidia quelli che, risparmiando ore sulle “sudate carte”, sono in grado di leggere un testo appena un paio di volte per ricordarselo perfettamente. Ma cosa rende un ricordo indelebile, quali sono i meccanismi che regolano una funzione così importante come la memoria? Pare, secondo studi seri, condotti da ricercatori universitari, che per costringere il cervello a imprimersi qualcosa addosso occorra ripetere un numero, un nome, un concetto almeno cinque volte. Ma ci sono ricordi che si attivano anche subito, così come ce ne sono altri che rimangono ballerini per tutta la vita o svaniscono immediatamente: dunque una vera e propria “regola del cinque” non esiste, anche se, come dicevano i latini, “repetita iuvant”. Di solito, in natura, le cose che si ricordano subito sono anche quelle che hanno strettamente a che fare con la nostra incolumità e la conservazione della specie. L’avversione condizionata al gusto, per esempio, è una delle forme di memoria più persistenti e diffuse nel mondo animale. Lo sa anche un minuscolo vermetto che si chiama caenorhabditis e possiede appena 302 neuroni: la bestiola, seguita in laboratorio, annusa qualsiasi cosa e grazie alla memoria del suo fiuto distingue ciò che è buono da ciò che non lo è. Per mantenere vivo un ricordo bastano pochi neuroni: questo significa che, essendo il nostro cervello composto da miliardi di cellule, le possibilità della memoria umana sono ancora tutte da esplorare. Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che la memoria è un fatto fisico: i neuroni, stimolati,creano nuove sinapsi e fissano il ricordo, modificando permanentemente il nostro cervello. E come coltivare un terreno potenzialmente fertilissimo: se si semina bene i frutti arriveranno sicuramente.

Se pensiamo il sistema nervoso centrale come un magazzino, i ricordi vengono stoccati in luoghi diversi,a seconda della loro qualità e permanenza nel tempo. Nella corteccia prefrontale si collocano quelli a breve termine, mentre quelli persistenti passano nell’ippocampo, una zona più interna del cervello. Inoltre,tutto ciò che viene colto dai sensi risiede in settori diversi da quelli che invece riguardano comportamenti, abitudini e abilità. Il ricordo è una questione di stimoli ripetuti: se ripetiamo qualcosa più volte inviamo uno stimolo nervoso attraverso i dendriti dei neuroni, che sono dei piccoli tentacoli addetti a portare lo stimolo al nucleo. All’interno del nucleo vengono attivati particolari geni che codificano proteine e inducono la produzione di Rna messaggero; poi, in una specie di “passaparola”, tramite una sorta di braccio, chiamato assone, lo stimolo viene trasmesso ad altri dendriti: proteine e Rna messaggero arrivano all’estremità dell’ assone producendo una nuova sinapsi e stabilendo un nuovo percorso legato al ricordo appena fissato. Naturalmente, affinché questo possa essere durevole, deve essere “cementato” con proteine che legano saldamente la nuova sinapsi e sono attivate dopo almeno cinque ripetizioni dello stimolo di memoria. Le proteine si legano all’Rna messaggero, portandolo nella nuova struttura, dove regola la produzione di altre proteine che servono per mantenerla attiva.

Oltre a quella del gusto, un’altra forma di memoria che gli studiosi hanno analizzato è quella legata alla paura, studiata su animali più complessi ,come i topi. Nella mente dell’animale il senso della paura è attivato dal rilascio della statmina, una specifica proteina che gioca un ruolo fondamentale sia nella paura innata sia in quella appresa. Il fatto che questa sostanza sia determinante è provato anche dagli esperimenti condotti dai ricercatori: topi privati della statmina si sono dimostrati molto più coraggiosi e incuranti delle situazioni di pericolo. La paura innata si identifica con il puro istinto di conservazione e fa evitare i pericoli evidenti,ma se si associa una minaccia nota, come per esempio una scarica elettrica, con un particolare suono o impulso luminoso, allora l’animale svilupperà un senso di paura anche nei confronti di questi ultimi. Questa paura appresa si acquisisce, non è innata, e costituisce una forma di memoria. Visto che la statmina gioca un ruolo decisivo in entrambe ed è presente anche nell’uomo, gli scienziati intendono sfruttare questa conoscenza per provare a curare tutte le forme di panico,fobie, ansie e disturbi post-traumatici che, lavorando sull’inibizione della statmina nel cervello. possono essere così controllate. Tornando alla memoria per i dati. quella spicciola e in uso tutti i giorni, vale però sempre il suggerimento di esercitarla il più possibile. anche con piccoli trucchi. In fondo la mnemotecnica è un’ arte antica come l’uomo, proprio perché sono altrettanto antiche le difficoltà legate alle perdite di memoria. In passato si sono pubblicati interi trattati sull’argomento, molto sentito,per esempio,dagli oratori. Cicerone suggeriva di associare un ricordo a ogni stanza della casa: tutti hanno bene iii mente la successione delle stanze in cui abitano; se a ognuna di esse leghiamo un nome, un numero o altro, sarà più difficile che li possiamo dimenticare.

 

Star bene per vivere meglioultima modifica: 2009-07-30T02:56:00+02:00da literary
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