Richard Francis Burton

Trojanow__Nomade_01.pngRichard Francis Burton

 

di AtlantisLonely

 

Che cosa dire di un uomo in grado di comprendere e di parlare 29 lingue europee, asiatiche, africane, fra le quali anche numerosi dialetti? Che indubbiamente si tratti di un eccezionale poliglotta è fuori di dubbio, ma anche che un siffatto individuo, oltre ad avere una straordinaria facilità per gli idiomi, debba essere dotato di una intelligenza fuori del comune. Sir Richard Francis Burton, esploratore, traduttore, scrittore, soldato, orientalista, etnologo, linguista, poeta, diplomatico, era nato a Torquay nel Devon nel marzo del 1821, ma la sua famiglia si trasferì presto. nel 1825, aTours, in Francia. Le prime cognizioni gli furono insegnate da diversi precettori al servizio della sua famiglia ed in seguito entrò in una scuola regolare a Londra, la Richmond Green. Negli anni seguenti la famiglia viaggiò molto in Inghilterra, Francia e Italia e il giovane Richard ne approfittò per apprendere con estrema facilità il francese, l’italiano e il latino, oltre al dialetto napoletano. Si dice che in giovinezza abbia avuto una relazione con una giovane donna di etnia rom, che avrebbe avuto modo di insegnargli i rudimenti della sua lingua, cosa che lo avrebbe in seguito avvantaggiato nell’apprendere e nel parlare tutti gli idiomi dello stesso ceppo, come per esempio, l’hindi e tutti quelli della medesima famiglia.

Aveva anche un carattere non facile, tanto che quando entrò, nel 1840, al Trinity College, trovò subito modo di scontrarsi con gli insegnanti e con alcuni compagni di corso, uno dei quali fu da lui sfidato a duello perché aveva osato fare dello spirito sui suoi baffi. Ma trovò lo stesso il tempo per studiare l’arabo,e praticò la scherma e la falconeria. Quando gli venne l’uzzolo di partecipare a una corsa ippica a ostacoli,cosa che era severamente proibita dalle regole della scuola, fu espulso. Entrò allora nell‘esercito della Compagnia delle Indie. In questo paese apprese senza sforzo non solo l’indu e quasi tutte le altre lingue che vi si parlavano, ma anche le religioni e le culture locali, divenendone un esperto in grado di non essere riconosciuto come straniero nemmeno dai locali. Nel marzo del 1849 ritornò in Europa, scrisse il suo primo libro, una guida della regione di Goa, e incontrò a Boulogne quella che sarebbe diventata sua moglie, Isabel Arundeli, una giovane donna cattolica di ottima famiglia. Grazie ai suoi trascorsi in India poté entrare nella Royal Geographical Society, con il permesso dell’esercito. Gli annidi cui sopra gli avevano consentito di conoscere a fondo i musulmani, per cui progettò di compiere un pellegrinaggio alla Mecca, cosa molto pericolosa per un non maomettano. Se scoperto,poteva essere ucciso. Questa esperienza, che riuscì a portare a termine nel 1853.lo rese famoso e venne da lui raccontata nel libro Il pelle grinaggio a Medina e alla Mecca. Ritornò in India e sempre sotto gli auspici della Royal Geographic Society organizzò una spedizione che partendo da Aden, nella penisola arabica, esplorasse I‘interno della Somalia e la regione dei grandi laghi,dei quali aveva sentito parlare da viaggiatori arabi. Ad Aden,appunto, incontrò e conobbe il capitano John Hanning Spike, che lo avrebbe accompagnato in seguito nelle sue più famose spedizioni. Questa iniziativa però abortì presto, a causa dell’opposizione degli indigeni il cui territorio doveva essere attraversato. Così Burton, tornato in divisa, partecipò alla guerra di Crimea, sotto il comando del generale Beatson.

Nel 1856, sempre spinto dal suo forte spirito di avventura, riuscì a

farsi incaricare dal Ministero degli Esteri inglese e dalla solita Royal Geographic Society di cercare la sconosciuta sorgente del Nilo, in compagnia del capitano Spike esplorò la regione dei laghi equatoriali dell’Africa, scoprendo il lago Tanganica nel febbraio 1858. In questo tempo Burton si ammalò e Spike mise in pratica tutte le indicazioni che Burton gli aveva dato, continuando da solo le esplorazioni che gli permisero di arrivare al grande lago Vittoria. Tutti i rapporti che Burton aveva inviato alla Royal Society e il libro da lui scritto sull’argomento, intitolato La regione dei laghi dell ‘Africa equatoriale, fondarono in pratica quella che sarebbe diventata la letteratura sull’Africa Nera. Come aspetto della sua poliedrica personalità divenne anche funzionario diplomatico e fu nominato console nelle città di Fernando Poo, Santos, Damasco e Trieste. Su ciascuna di queste località scrisse un libro. Ma siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, a Damasco litigò un poco con tutti e venne quindi rimosso e mandato a Trieste, come abbiamo detto. Molto contrariato all’inizio per questo, via via divenne un estimatore del capoluogo giuliano, tanto che vi visse gli ultimi diciotto anni della sua vita, trovando anche il tempo di scrivere un libro sulle Terme romane di Monfalcone. Nel 1863 fondò con il dottor James Hunt la Anthropological Society of London che doveva pubblicare le osservazioni e gli scritti dei viaggiatori e degli esploratori. Nel 1886 la regina Vittoria lo nominò cavaliere dell’Ordine di San Michele e San Giorgio. Ma il suo più celebre libro è senza dubbio la traduzione de Le notti arabe, pubblicato in sedici volumi con il titolo di Le mille e una natte. Morì a Trieste il 19ottobre 1890.

 

Richard Francis Burtonultima modifica: 2009-10-15T14:35:00+02:00da literary
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