Dedicarsi al Re

Questo è un articolo fuori programma, che interrompe per una settimana il ciclo dedicato alla figura di Satana, iniziato la scorsa settimana.

Accendendo il computer, è partito il programma che mi presenta quotidianamente e casualmente un passo dalle Sacre Scritture. Nel riquadro si leggeva questo:

Salmo 41 : 1

1 – Mi ferve in cuore una parola soave; io dico: «L’opera mia è per il re; la mia lingua sarà come la penna di un abile scrittore».

Mi sono fermato a riflettere su queste poche parole, e nella mia mente ho identificato il re come la figura di Gesù Cristo, Colui che è degno di ogni onore e di ogni amore.

Il sottotitolo del salmo è: Al direttore del coro. Sopra «i gigli». Dei figli di Core. Cantico. Canto d’amore.

Solo dopo ho riflettuto sul fatto che quel salmo non era di Davide (come quasi tutti gli altri), ma di altro autore, e dedicato al re di Israele, cioè Davide stesso, ma questo non ha spento le riflessioni che le parole appena lette avevano fatto scaturire in me.

Meditiamo dunque un attimino sulla figura dell’autore di questi versi: una persona che ama talmente il proprio Re al punto da dedicare a Lui tutta la sua opera, al punto da paragonare la sua stessa lingua alla “penna di un abile scrittore” che descrive le virtù, le bellezze e le meraviglie del suo Signore.

E mi son ritrovato a domandarmi: “Chi degli uomini e delle donne nostri contemporanei arriva ad amare Gesù al punto di dedicarGli veramente tutta la vita in ogni azione?

images?q=tbn:ANd9GcT40Byn_LPmQRH00P7bdQ6XB-hYgwsPQFLqOrEU_MJl5A_std2TLQNella Parola di Dio è spiegato come la lingua sia uno strumento potentissimo, più malefico della spada, più letale di qualunque arma. Eppue, la stessa lingua può essere portatrice di benedizione; è lo strumento con il quale lodiamo l’Eterno e dichiariamo il nostro amore per Lui.

E, secondo voi, cari lettori: è possibile che da una fonte che fornisce acqua buona da bere possa talvolta uscire veleno, o viceversa?

Cosa vorrà mai dire questo poeta, quando parla di una lingua che “sarà come la penna di un abile scrittore”?

Alla luce di queste riflessioni, mi chiedo quanti di noi (incluso me stesso) adoperano la loro lingua per scrivere poemi alla Gloria di Dio. E la risposta, guardando me stesso, è semplicemente vergognosa: “Pochi, veramente pochi!”

Forse, cari amici lettori, non è questo il modo giusto per adorare ed onorare Colui che è morto per noi in Croce, “affinchè chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia Vita Eterna”. Forse è giunto il momento di riflettere sul nostro modo di essere Cristiani. Stiamo onorando il Re come a Lui si conviene, sapendo che Lui ha dedicato la sua vita a noi attraverso la Sua stessa morte in croce?

Non anticipo risposte, perchè so che per me stesso dovrei rispondere con un secco “NO”.

Non posso farmi neanche uno scudo del fatto che “tanto Dio è buono…”. Si, Dio è buono, ma vuole anche da noi che almeno siamo sinceri quando professiamo il nostro amore per Lui.

L’apostolo Giovanni ammonisce: “Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.” (1° Giovanni 3:18). Che ne sarà dunque di noi? Cosa dobbiamo fare? Ecco il consiglio che ci viene dall’Apostolo Pietro:

E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. (Atti, 2:38).

Quando avremo adempiuto a questo, sforziamoci davvero e con tutte le nostre forze (senza trascurare l’aiuto di Dio, che è potente ad ogni cosa) di togliere tutto quanto non onora il nostro Re dalla nostra vita, dalla nostra mente, dal nostro cuore e soprattutto dalla nostra bocca, affinchè tutto il nostro essere e il nostro vivere sia “come la penna di un abile scrittore” che scrive, del continuo, parole ineffabili d’Amore alla Gloriua di Dio!

Dio ci benedica!

Dedicarsi al Reultima modifica: 2012-04-23T14:51:00+02:00da admin
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